martedì 10 novembre 2009

Momenti importanti

Nella vita di qualsiasi donna esistono dei momenti che segneranno la sua vita per sempre: il primo innamoramento, il giorno del menarca, il primo bacio, il giorno della tesi di laurea, la nascita di un figlio, il matrimonio, ecc.
Tra questi passaggi fondamentali della crescita femminile, io inserirei un altro evento topico, da molti forse sottovalutato, ma che racchiude in se diversi significati e retroscena: il rinnovo del parco mutande.
Eh sì, arriva un giorno nella vita della donna in cui si ha la percezione che qualcosa non va (insoddisfazione, aspettative disattese, nervosismo), e rovistando nel contenitore della biancheria intima, la donna, improvvisamente, prende atto che quel qualcosa è proprio racchiuso lì. Mutande slabbrate, pizzi mezzi scuciti, elastici più fragili di un buon proposito di dieta, bianchi non proprio più bianchi e colori che hanno perso il loro smalto, cuciture che hanno ceduto non solo alle lusinghe di un'eterna giovinezza, insomma una vera e propria disfatta cui è opportuno porre rimedio.

Come dicevo però il momento topico non è tanto la presa d'atto del problema ma la risoluzione vera e propria, la fase successiva, e cioè l'acquisto. Innanzi tutto il primo vero rospo da mandar giù è la consapevolezza della taglia giusta, perché l'usura aveva reso indulgenti e confortevoli le care e vecchie mutande: sarò quindi sempre una S (o prima) o sarò, dio non voglia, lievitata a M (seconda o terza)? la seconda eventualità potrebbe essere un valido deterrente per convincere anche la donna più coraggiosa a finire i suoi giorni con la biancheria che ha in dote. Altra remora da superare sono i ricordi legati ad eventuali regali di persone care: completini regalati dal fidanzato del liceo, mutandoni regalati dalla mamma, perizomi regalati per commemorare un felice compleanno. In primis perchè il fidanzato del liceo veleggia soddisfatto e completamente dimentico del passato al suo secondo matrimonio, quindi i mutandoni della mamma risalgono al periodo bohemien quando con sottili messaggi cercava di dare modelli di comportamento più conservatori, e i perizomi...

Ecco, iniziamo proprio dai perizomi, divieto assoluto d'acquisto per i perizomi a meno che il fondoschiena e l'attacco della coscia non siano simili a quelli di Eva Erzigova, in tutti gli altri casi sono da evitare perché creano dei bruttissimi appiattimenti e allargamenti nella zona critica, in poche parole trasformano tutte le altre non-dee in culone e prosciuttone. Da osare e usare con cautela anche i pizzi per evitare l'effetto moulin rouge, messalina o escort di seconda scelta. I pizzi hanno infatti due difetti sostanziali: quelli da pochi soldi sono acrilici a rischio incendio, un po' duri, dozzinali e poco sensuali, mentre quelli eleganti, morbidi, e sensualmente sobri costano tantissimo. Personalmente eviterei anche quelle mutande stile teenager finta ingenua (con gattini ammicanti, orsacchiotti coccolosi, o scritte vorreimanonposso), perché dopo i venti anni andare in giro con quelle cose sotto ai vestiti è veramente imbarazzante, e poi perché quel tipo di ingenuità ai nostri giorni è indicata solo alle bambine sino alla terza asilo. Detto ciò si possono tranquillamente evitare anche le mutande con la pancera nelle varie sfumature antistupro, e il mutandone bianco o nero con elastico alto e sgambatura sghemba, in grado di però resistere alle sperimentazioni nucleari di Ahmadinejad.

In conclusione, anche in questa come in tante altre circostanze della vita bisognerà giungere a qualche compromesso e procedere a vista, l'importante è però andare avanti con un po' di buon gusto, senso della misura e tanto autosenso critico.

martedì 3 novembre 2009

Paure e pregiudizi

Ha voglia a dire il vice ministro alla salute, Ferruccio Fazio, che la pandemia è lieve, ha sintomi leggeri e fa poche vittime rispetto agli altri paesi d'Europa e rispetto alla normale influenza (l'ultima epidemia influenzale in Italia pare abbia provocato 8 mila decessi). La gente però ha paura. Qualche settimana fa mi era stato detto che era stato preso d'assalto e pertanto quasi introvabile quella sorta di gel disinfettante per le mani, mentre da un pò di tempo ho fatto caso che sugli autobus è pubblicizzato un sapone che aiuterebbe a rendere più sicura la salute dei consumatori. In questi giorni di pioggia invece mi capita spesso mio malgrado di prendere la metropolitana e mi sono accorta che ogni minimo cenno di colpo di tosse o uno sporadico starnuto mezzo trattenuto è accolto come l'apparizione di un untore manzoniano. Sebbene lo spazio sia limitatissimo, come sempre accade nelle ore di punta, si creano delle isole di vuoto attorno "all'appestato", o si può assistere a correnti migratorie di passeggeri da un vagone all'altro. Questa mattina sono rimasti liberi ben 3 posti a sedere, nonostante le persone fossero stipate anche sopra i corrimano, perché un omino con il cappello ha fatto ben tre starnuti di seguito.

Sempre a proposito di metropolitane e di stili di vita, sto rimuginando da un paio di giorni sui miei pregiudizi. L'evento scatenante è stato un episodio di per se stesso banale: famigliola di tre persone, mamma babbo e bambino piccolo con un ciambella in mano che scivola per terra, sul pavimento della metropolitana, per una frenata non proprio morbida. La mamma la raccoglie e la tiene in mano intenzionata a gettarla, ma il bambino inizia a frignare e fare capricci, quindi dopo una breve e movimentata consultazione con il padre, la ciambella viene riconsegnata nelle mani della creatura che tutto soddisfatto se la addenta. Osservando la scena ho pensato che era un comportamento un po' spartano, della serie ciò che non strozza ingrassa, e ho detto alla persona che era con me "però sti nordici, sono proprio discendenti dei vichinghi, hai visto come allevano i loro bambini". Solo mentre stavamo scendendo, mi sono resa conto che non erano stranieri, venuti dal nord (se devo essere sincera, e qui mi cospargo il capo di cenere credevo fossero dell'est europa), ma italiani. Mi è capitato spesso in questi giorni di pensare a questa mia affermazione così carica di pregiudizi nei confronti di chi esce dalle solite linee guida del "normale" comportamento e attribuire agli altri eventuali anomalie. Dovrò intraprendere un processo di auto-educazione.

martedì 20 ottobre 2009

Labili e volubili, le idee possono cambiare

Il valore del posto fisso, difeso dal ministro Tremonti, ha aperto su più fronti discussioni su quel mercato del lavoro italiano sempre più simile a quello dei paesi in via di sviluppo del sud america. Già da ieri sera non sono mancate le reazioni della mia redazioni tutta di lavoratori a tempo determinato, a progetto e a partita Iva. Ovviamente critiche e discorsi fatti in piena libertà, garantita dall'assenza del direttore che peraltro da sempre si è professato un estimatore della politica economica nonché delle iniziatiave tremontiane.

Da questa mattina però le idee di Tremonti sono diventate vecchie, improduttive, insostenibili e controproducenti, trasformando nell'arco di una sola notte un genio dell'economia in un demente demagogo. Insomma, labili e volubili le idee, in special modo quelle politiche, con il tempo posso cambiare, soprattutto quando toccano i famigerati "interessi del padrone".

Sciur padrun de li beli braghi bianchi
foera li palanchi, foera li palanchi.
Sciur padrun da li beli braghi bianchi
foeri li palanchi c'anduma a cà.

A scusa sciur padrun sa l'em fa tribulèr
ieran li premi volti, ieran li premi volti.
A scusa sciur padrun sa l'em fa tribulèr
ieran li premi volti e'n saievum coma fer.

Sciur padrun de li beli braghi bianchi
foera li palanchi, foera li palanchi.
Sciur padrun da li beli braghi bianchi
foeri li palanchi c'anduma a cà.

E non va più a mesi, nemmeno a settimane
la va a poche ore, la va a poche ore.
E non va più a mesi, nemmeno a settimane
la va a poche ore poi dopo andiamo a cà.

Sciur padrun de li beli braghi bianchi
foera li palanchi, foera li palanchi.
Sciur padrun da li beli braghi bianchi
foeri li palanchi c'anduma a cà.

E quando il treno sceffla i mundin a la stazion
cun la cascetta in spala, cun la cascetta in spala.
E quando il treno sceffla i mundin a la stazion
cun la cascetta in spala su e giù per i vagon.

Sciur padrun de li beli braghi bianchi
foera li palanchi, foera li palanchi.
Sciur padrun da li beli braghi bianchi
foeri li palanchi c'anduma a cà.

lunedì 19 ottobre 2009

Pubblicità: anima del commercio

Le foto del primo ministro Silvio Berlusconi in compagnia di giovani donne in topless potrebbero presto comparire in Israele come parte di una campagna pubblicitaria tesa a far conoscere alberghi e ristoranti nella zona di Tel Aviv. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, al fotografo Antonello Zappadu, diventato famoso per aver lasciato alla storia le immagini del cav. in mezzo a donne mezze nude (in the company of half-naked female guests) nella sua Villa Certosa in Costa Smeralda, “una importantissima agenzia pubblicitaria” gli avrebbe chiesto i diritti delle foto per la sua campagna promozionale. “Devo ammettere – ha commentato Zapaddu - che il pensiero di Berlusconi e Topolanek nudi sui manifesti di Tel Aviv mi fa sorridere”. Sono curiosa di vedere la campagna pubblicitaria, perché descritta così non sembra molto invitante; ma è risaputo che i pubblicitari ne conoscano una più del diavolo.

venerdì 16 ottobre 2009

Strane abitudini

Ho fatto caso che da un po’ di tempo, non saprei dire di preciso quanto, qui in ufficio le persone sono solite andare in bagno mentre parlano al cellulare. Insomma l’interlocutore telefonico viene messo al corrente, non solo delle informazioni per cui è stata fatta la telefonata, ma anche della produzione fisiologica del momento. E nel caso dall’altra parte del telefono persistessero dubbi sulla natura dei rumori, la telefonata continua anche durante lo sciacquone e, quando c’è, la lavata di mani. Il cellulare ha fatto così superare le ultime remore borghesi del pudore. Non occorre più pronunciare le parole urina, pipì, minzione, piscio, svuotamento della vescica, oggi è possibile ascoltarle in diretta.

mercoledì 14 ottobre 2009

Foto


Mi è stato detto che un tempo nel blog mettevo più foto. Colta da un momento di vanità ho deciso di pubblicare una mia foto mentre svolgo l'attività che più mi piace: fare domande.

Un lungo post febbricitante e sconclusionato

Primi freddi, prima febbre, un’equazione inevitabile. Ovviamente accompagnata da mal di gola, mal di orecchie, e prodromi di un raffreddore, che si manifesta con una continua e fastidiosa goccia al naso. Spero solo che non sia l’influenza maialina.

Comunque nonostante la febbre, sto cercando di lavorare e provo a trovare un filo logico nella situazione frenetica di questi giorni. Mi sto applicando a gestire e coordinare delle interviste, che hanno come protagonisti diversi interlocutori, ma che sono tutte inerenti allo stesso argomento. Insomma è come se dovessi chiedere ai tifosi delle varie squadre di calcio di parlarmi di calcio e della loro squadra.

Il primo contatto avviene attraverso uffici stampa e portavoci, quindi preparo l’intervista, la spedisco e vengo ricontatta da uffici stampa e portavoci, che di solito mi chiedono di eliminare questa o quella domanda, e di aggiungere un qualcosa, il più delle volte si tratta di dare ampia visibilità a iniziative risibili che però dovrebbero dare prova di quanto sia bravo l’intervistato.

In genere mi scoccio un po’ a fare questo tipo di lavoro, preferisco preparare l’intervista e non avere contatti con tutta la corte dei porta qualcosa, però oggi mi sto divertendo. Sarà per colpa della febbre alta sto facendo una confusione tra nomi, interlocutori e relative interviste, e così il più delle volte le interviste hanno un che di paradossale. Tanto paradossale che mi sono accorta che è sufficiente preparare un’intervista per un interlocutore e mettere per iscritto l’esatto opposto per il suo avversario; convincere una persona a parlare dicendogli che il suo diretto oppositore ha già registrato l’intervista.

Arrivando al punto di questo sconclusionato e febbricitante post, trovo sia veramente ridicola la voglia di apparire che pervade quest’epoca storica, soprattutto quando l’apparire è associato al nulla (cioè ti intervisto solo perché hai una qualche carica istituzionale, che però non meriteresti), o allo screditare qualcuno.